"Filippo Staniscia indaga la storia dell’immagine e, meglio, le sperimentazioni digitali - come variabili costanti - della manipolazione dell’uomo. 

Corpo, materia, forma e luce sono gli elementi distintivi sui quali l’artista astigiano si interroga, giorno e notte, cercando di riformulare nuove risposte sulle modalità di percepire nel fruitore un’immagine corporale contemporanea. Ed ecco che le sue opere digitali si trasformano in neoicone, mitologie storiche derivanti dall’idea di dipingere con il pigmento. Staniscia cerca di andare oltre la linea di confine tra la pittura e il supporto sbalordendo, per l’appunto, l’osservatore e negando, quasi paradossalmente, la pittura classica ed accademica.

Infatti, azzerandone la funzionalità della pittura tradizionale, servendosi della stampa digitale su plex, alluminio ed altri supporti sintetici, l’artista introduce una forma di illusione visiva che - pur non appartenendo a nessun retaggio di tipo pop - genera una metamorfosi emotiva e transfisica. Infatti nella produzione Stanisciana - che inizia da Leonardo fino a De Chirico - ad esempio, si  potrà vedere la contaminazione di uno stargate tra l’indice e l’impronta."

Gabriele Romeo, Critico e Storico dell'Arte

curatore Padiglione Bolivia  57° edizione

Biennale d’arte di Venezia

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