L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ARTE

In una profonda simbiosi tra materica e digitale

Col presente catalogo si invita il lettore a percorrere concettualmente la mostra “L’insostenibile leggerezza dell’arte” presentata a Genova il 1° luglio 2017, presso la galleria d’arte “Il Cerchio Cromatico”, dedicata agli artisti Enrico Lotta e Filippo Staniscia. 

 

Nell’epoca contemporanea, in un contesto post-avanguardistico, la forma si legittima attraverso due tematiche ancora ricorrenti: 

- la verosimiglianza della forma al dato naturale e la sua immediata riconoscibilità, che trova sempre maggiore affinità con quelle che sono le caratteristiche mediatiche e multimediali di ogni giorno, come nel caso dell’opera di Filippo Staniscia;

- la riproposizione della forma autolegittimatrice e significante di se medesima, in senso “iconoclasta”, che deriva da quella che fu la rivoluzione artistica effettuata da Lucio Fontana nel secondo dopoguerra e dalla visione profetica dell’arte informale, più nello specifico del dripping di Jackons Pollock; su questo filone -in particolare quello “iconoclasta”- si colloca l’opera di Enrico Lotta.

 

Lotta sente l’attrazione per l’armonia dell’universo e per la sua osservazione, passione derivatagli dal padre, oltre a quella per il mondo dell’arte. 

L’artista genovese durante la sua esperienza ha modo di riflettere su quelle che sono le tematiche della solitudine e della libertà, isolandosi dalla dimensione temporale. 

 

La svolta, nel suo percorso artistico avviene inseguito alla conoscenza del noto scultore italiano  Pinuccio Sciola, quando il maestro genovese decide di rielaborare originalmente il colore e la materia in senso informale, riutilizzando materiali plastici di ritrovamento e trasformandoli in artifizi materiali e concettuali  “agiti manualmente” senza ordine di tempo e di dimensione.

 

Alle opere di Lotta si alternano le opere dell’artista astigiano Filippo Staniscia la cui vocazione artistica segue parametri derivanti dalla grafica pubblicitaria, disciplina che insegna presso l’Università di Torino: unisce vari correnti e stili, differenti fra loro e li fa dialogare in un’era contemporanea digitale.

Il tecnicismo è portato così alle sue estreme conseguenze: rielabora digitalmente le immagini, icone dell’arte passata, stampate sul retro di materiali plastici, ed i colori che utilizza sono molto forti ed emozionanti. L’artista riprende nel suo corpus la corrente metafisica ancora molto attuale, critica quelle che sono le tendenze superficiali e viscerali della società contemporanea e ricorda talvolta tematiche più tragiche, come le vittime dei campi di concentramento, inseguito alla decisiva conoscenza della poetica artistica di Giorgio Celiberti. 

 

Questo catalogo permetterà a voi, viaggiatori delle immagini, di assistere all’iter ed alle relative fasi artistiche dell’opera dei due maestri, attraverso le suggestive testimonianze fotografiche che vi proponiamo.

Dott.ssa Federica Burlando Burani

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